Il bruxismo

 


Il termine bruxismo deriva dal verbo greco brykein che significa mordere, divorare, digrignare. Nella definizione generale, il bruxismo è il digrignamento non necessario dei denti, cioè avviene al di fuori della masticazione degli alimenti. Quando ha luogo durante il sonno, viene chiamato bruxismo notturno per distinguerlo dalla condizione del bruxismo diurno, che ha luogo durante la veglia.
Tutte le forme di bruxismo provocano il contatto forzato tra le superfici dei denti superiori e inferiori non accompagnato dal movimento della mandibola, con un risvolto sonoro che può essere talmente forte da disturbare il sonno.
La differenza tra chi è affetto da bruxismo e chi non lo è è rappresentata dal grado del bruxismo, e non dal bruxismo in sé; infatti, non solo la maggior parte delle persone digrigna i denti, ma alcune persone sono in grado di resistere alle forze generate dal bruxismo apparentemente senza alcun danno alla dentatura.
Perciò, si parla di bruxismo quando il fenomeno è sufficientemente persistente, frequente, durevole e intenso da provocare un danno ai denti e da indurre altre complicazioni.
Uno studio pubblicato negli Stati Uniti nel mese di gennaio 2005 fa luce sui farmaci che possono indurre il bruxismo come effetto secondario, e tra questi troviamo gli psicotropi, per esempio gli inibitori del riassorbimento (reuptake) della serotonina o SSRI, gli antipsicotici e in generale tutti i farmaci antidepressivi.



Nel bruxismo il movimento è sostanzialmente latero-retrusivo, la mandibola non si sposta in avanti
I farmaci che possono indurre il bruxismo
•   molecola: fluoxetina, fluvoxamina, paroxetina, sertralina?classe del farmaco: SSRI (inibitori del riassorbimento della serotonina), antidepressivi
•   molecola: aloperidolo, butirrofenone?classe del farmaco: antipsicotici
•   molecola: venlafaxina?classe del farmaco: antidepressivo
Anche se non è noto il meccanismo che spiega come gli psicotropi indicati (specialmente gli SSRI) possono indurre il bruxismo, molte teorie puntano verso lo squilibrio di alcune attività cerebrali (dopaminergiche e serotonergiche) che possono provocare vari disturbi del movimento come distonia (disturbo del tono muscolare) e discinesia (movimento anormale e scoordinato dei muscoli volontari o involontari), tra i quali può essere classificato il bruxismo. Alcuni studi riportano invece come l’uso di alcuni farmaci (il buspirone, un ansiolitico, il propanololo, un betabloccante non selettivo, la gabapentina, un antiepilettico, e infine la tossina botulinica, un colinergico periferico) non indicati per il trattamento del bruxismo possa contribuire sia a diminuirne, sia a eliminarne completamente i sintomi.
Concludendo, se a causa dell’indisponibilità di farmaci per curarlo il bruxismo farmaco-indotto è stato affrontato in passato solo sospendendo l’assunzione della molecola ritenuta responsabile, oggi la disponibilità di farmaci non specificamente indicati per questa patologia ma capaci di alleviarla fornisce ai professionisti nuove opzioni terapeutiche.
Il bruxismo notturno spesso esercita sui denti, le gengive e le articolazioni temporomandibolari delle forze veramente notevoli, stimate da alcuni autori (Castaneda, 1992) tre volte maggiori di quelle generate durante la masticazione, da altri fino a 10 volte maggiori, sufficienti per esempio a rompere il guscio di una noce. I sintomi sospetti del bruxismo, e le conseguenze del bruxismo cronico sono:
•   il bruxismo può aumentare la sensibilità e l’usura dei denti, fratturandoli o minandone la saldezza fino a provocarne la caduta (McGuire e Nunn, 1996), e la situazione continua a peggiorare fino a quando persiste la condizione. All’età di 40 o 50 anni, la maggior parte dei pazienti avrà usurato i propri denti fino al punto di necessitare di un restauro estensivo della dentatura;
•   il bruxismo di vecchia data provoca spesso modificazioni nell’aspetto dei denti in almeno tre modi diversi: in linea generale, i denti usurati o danneggiati non sono esteticamente gradevoli come i denti sani; inoltre, man mano che i denti si usurano diventano più corti. Come risultato, quando la bocca è chiusa le mandibole sono più ravvicinate del normale, e nei casi estremi si verifica il cedimento delle guance che conferisce al soggetto un aspetto più vecchio della norma (Schlott, 1997). Infine, il bruxismo provoca un uso eccessivo della muscolatura che può causare a sua volta ipertrofia (ingrandimento) dei muscoli facciali, conferendo al soggetto la tipica “mascella quadrata”;
•   il bruxismo di lungo periodo può provocare tensioni e dolore alla mandibola, affaticamento dei muscoli facciali, mal di testa, male al collo, male alle orecchie;
•   occasionalmente, il bruxismo può causare infiammazione e blocco di alcune ghiandole salivari perché lo sviluppo sproporzionato del muscolo massetere blocca l’apertura delle ghiandole parotidi, che interferiscono con il flusso della saliva nella bocca spingendola ad accumularsi all’interno delle ghiandole. I sintomi più comuni associati a questo fenomeno sono gonfiore, dolore, infiammazione locale e secchezza della bocca;
il bruxismo è ritenuto da molti autori una delle cause principali dei disturbi delle articolazioni temporomandibolari.
 
| Accedi